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THE BOOGIE MACHINE VENERDI 23 GENNAIO
Il 12 gennaio 1981 faceva il suo debutto sulla ABC una serie destinata a cambiare per sempre il volto della televisione mondiale: Dynasty.
Inizialmente concepita come la risposta della ABC al successo travolgente di Dallas (in onda sulla CBS), la saga dei Carrington non si limitò a imitare il modello dei rivali, ma lo elevò a vette di glamour, eccesso e “camp” mai viste prima.
Ecco un tuffo nel passato per celebrare l’anniversario di questo pilastro della cultura pop anni ’80.
Ambientata a Denver, in Colorado, la serie ruotava attorno alla figura di Blake Carrington (John Forsythe), un magnate del petrolio spietato negli affari ma profondamente legato ai valori tradizionali della famiglia.
Il pilot si concentrava sul matrimonio tra Blake e la sua ex segretaria, la dolce e ingenua Krystle Grant Jennings (Linda Evans). Tuttavia, il vero motore della storia non era solo il lusso sfrenato, ma l’attrito tra Krystle e la figlia ribelle di Blake, Fallon, e le difficoltà del figlio Steven nel farsi accettare dal padre per la propria omosessualità.
Nonostante le premesse, la prima stagione di Dynasty non fu un successo immediato. La vera svolta arrivò con l’inizio della seconda stagione, quando fece il suo ingresso Alexis Morell Carrington, l’ex moglie di Blake.
Interpretata da una magistrale Joan Collins, Alexis divenne istantaneamente il personaggio più iconico dello show. Astuta, vendicativa e vestita con spalline sempre più larghe, Alexis trasformò Dynasty in un fenomeno globale. Il contrasto tra la “buona” Krystle e la “cattiva” Alexis portò a scontri verbali epici e a celebri risse nelle fontane che sono rimaste impresse nella storia della TV.
Dynasty non era solo una soap opera; era un manifesto estetico degli anni ’80:
Costumi da sogno: Grazie al costumista Nolan Miller, il budget per i vestiti arrivò a toccare i 35.000 dollari a settimana. Ogni episodio era una sfilata di alta moda.
Il lusso come protagonista: Ville colossali, jet privati, champagne a fiumi e diamanti enormi. La serie incarnava perfettamente il desiderio di ascesa sociale e l’opulenza dell’era Reagan.
Cliffhanger leggendari: Chi potrebbe dimenticare il “Massacro di Moldavia” nel finale della quinta stagione? Un intero matrimonio reale interrotto da un colpo di stato terroristico, lasciando il destino di tutti i protagonisti appeso a un filo.
Oltre al successo commerciale, Dynasty ha avuto il merito di affrontare temi sociali complessi per l’epoca (seppur con toni melodrammatici), come l’accettazione dell’omosessualità e le dinamiche di potere femminile nel mondo del lavoro. Nel 2017, la serie ha ricevuto un fortunato reboot su The CW, a dimostrazione che il fascino dei Carrington è senza tempo.
Oggi, a oltre quarant’anni da quel primo episodio, ricordiamo Dynasty non solo per i suoi intrighi, ma per averci insegnato che, in televisione, troppo non è mai abbastanza.
Scritto da: Andrea
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